Giorgio Gnoli – Consulente CRM e Temporary Manager

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Modello di attribuzione CRM: guida pratica e strategica

Capita spesso: arriva il momento in cui vuoi capire se il marketing che stai facendo… sta funzionando davvero.Non intendo in senso vago. Intendo: quale campagna ha portato quel cliente, quale contenuto ha fatto davvero la differenza, e — soprattutto — dove vale la pena continuare a investire. E qui arriva la parola grossa: attribution modeling. E il CRM, se impostato bene, può diventare il tuo miglior alleato. Il problema: tutto sembra utile, finché non serve capire cosa lo è davvero Faccio un esempio.Hai lanciato una campagna su LinkedIn, una newsletter, un webinar. Qualcuno si converte.E nel CRM ti ritrovi una riga con nome, cognome, data della conversione, magari un campo “fonte” scritto a mano tipo “adv settembre”.Fine. Ma come fai a sapere se quel webinar ha davvero inciso?Se la newsletter ha semplicemente “fatto compagnia” o se ha spinto alla decisione?E se quel cliente aveva già visitato 3 volte il sito nei giorni precedenti? Ecco il punto: senza un sistema di attribuzione solido, il CRM diventa solo un archivio.Un “database glorificato”, come l’ho definito in questo articolo. Cosa fa davvero l’attribution modeling (e cosa non fa) L’attribution modeling serve a ricostruire il percorso.Non si limita a dire “chi ha convertito”, ma prova a spiegare “perché ha convertito”. A seconda del modello che usi: First click: tutto il merito al primo touchpoint. Last click: all’ultimo (classico, ma spesso fuorviante). Time decay: più valore ai contatti più vicini alla conversione. Distribuito: ogni punto del percorso prende una percentuale. In teoria sembra lineare.In pratica… dipende molto da cosa vuoi capire.E dal fatto che la realtà non è mai così ordinata come un funnel disegnato su una slide. Il CRM dovrebbe aiutarti a decidere, non a consolarti Un CRM ben strutturato deve fare una cosa sopra tutte: aiutarti a prendere decisioni migliori.Se ogni dato serve solo a compilare report settimanali che nessuno legge davvero, allora c’è un problema. Il punto non è riempire dashboard, ma rispondere a domande come: Dove sto sprecando budget? Quale canale porta lead che poi si muovono nella pipeline? Quali campagne generano vendite, non solo contatti? E per farlo servono: Dati tracciati correttamente Un CRM configurato con logica e obiettivi Un modello di attribuzione coerente con il tuo processo decisionale Sì, ci vuole tempo. Ma è tempo ben speso. Non è solo una questione tecnica Quello che vedo spesso è questo: si pensa che l’attribution modeling sia un argomento “da tool”.Tipo: “Ci pensa il CRM”, oppure “lo fa Google Analytics”. In realtà è una scelta di metodo.Serve pensiero critico, consapevolezza, confronto tra team marketing e sales.Serve anche ammettere che i dati, da soli, non bastano: vanno letti nel contesto, con intelligenza e con onestà. È qui che vedi la differenza tra un’azienda che cresce davvero e una che rincorre metriche di vanità. Quando lo fai bene, cambia tutto Quando inizi ad attribuire bene, anche solo parzialmente, succede una cosa interessante: Le decisioni smettono di essere dettate da sensazioni. Inizi a ridistribuire i budget, a capire quali contenuti funzionano davvero, a fare lead generation con più coerenza.Ti accorgi, magari, che il canale che sembrava “scarso” è in realtà quello che prepara il terreno.E che i contatti “caldi” arrivano quasi sempre da un certo mix tra paid e contenuti organici. E no, non hai bisogno di avere un mega stack martech per fare questo.Magari ti basta anche un CRM semplice, ma configurato con testa.Puoi iniziare con soluzioni leggere, anche Notion usato come CRM, se hai un business snello. Attenzione però: non cercare la perfezione Ti dico una cosa che ho imparato a mie spese: L’attribution modeling non è mai perfetto. E va bene così. Non c’è un modello “giusto” e uno “sbagliato”. C’è quello che funziona per il tuo contesto, il tuo ciclo di vendita, le tue priorità. È meglio avere un modello utile, anche se imperfetto, piuttosto che inseguire dashboard piene di numeri che sembrano precisi ma non dicono niente. E no, il modello non si imposta “una volta per tutte”.Va rivisto, tarato, aggiornato. In sintesi (anche se non serviva): è questione di visione Attribuire correttamente le conversioni nel CRM non è una mossa tecnica, è una scelta strategica.Significa accettare la complessità del percorso cliente, dare dignità ai dati senza cadere nell’ossessione della precisione millimetrica. Significa anche sapere che, a volte, l’impatto di una campagna si vede mesi dopo, o in forme che i tracciamenti standard non sanno rilevare. E che ogni conversione racconta una storia.Il CRM dovrebbe aiutarti a leggerla, non a semplificarla fino a farla sparire. Ti interessano altri spunti sul tema? Prova qui: CRM come catalizzatore di crescita Guida completa al CRM Salesforce e marketing automation Strategia CRM e fidelizzazione Se sei arrivato fin qui, forse stai cercando il modo di fare ordine.E magari il primo passo è semplicemente smettere di delegare tutto “ai numeri” e iniziare a farti le domande giuste. Perché i dati non sono mai la risposta.Sono solo il punto di partenza. Fammi sapere che ne pensi. Oppure dai un’occhiata ai miei servizi, se vuoi approfondire.

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Dashboard CRM: dati chiari per azioni marketing veloci

Quando si parla di CRM, spesso si pensa subito alla raccolta dati. Ma la domanda vera è: riesci a interpretarli in tempo? Perché raccogliere dati è facile. Il difficile è capire quali contano davvero, e farlo abbastanza in fretta da poter agire, non solo osservare.Ecco dove entra in gioco la dashboard del CRM. Cos’è (davvero) una dashboard CRM In pratica, è una schermata – spesso molto visiva – che ti mostra le informazioni più importanti sul tuo business. Non tutti i dati, ma solo quelli che ti servono per capire cosa sta succedendo.E per decidere come muoverti. Magari è una vista sulle performance delle campagne, sui lead più caldi della settimana, sui segmenti in crescita. O magari ti segnala che qualcosa sta andando storto, tipo un tasso di apertura che crolla o un funnel che si inceppa. Il punto è questo: non devi cercare tra mille report. La dashboard ti fa vedere subito cosa funziona, cosa no, e dove potresti intervenire. Una buona dashboard ti aiuta a non perdere tempo Facciamo un esempio. Hai appena lanciato una promozione via social. Dopo due ore, apri la dashboard del CRM e noti che il CTR è molto più basso rispetto al solito.Da lì che il problema arriva da un canale specifico – magari Instagram non sta portando traffico, mentre LinkedIn funziona meglio. Risultato?Modifichi la campagna in tempo reale, magari spostando il budget o adattando il messaggio. È questa la differenza tra monitorare i dati e usare i dati.Una dashboard non è una vetrina da guardare: è uno strumento operativo. Personalizzazione = rilevanza La parte interessante è che una dashboard CRM ben progettata si adatta a te, non il contrario.Non esiste un modello perfetto per tutti. C’è chi ha bisogno di monitorare vendite, chi preferisce concentrarsi sull’engagement, chi guarda solo alla pipeline.E va bene così. Se il tuo CRM è flessibile – ad esempio Salesforce o Notion usato come CRM – puoi costruire dashboard su misura. In modo che ogni dato abbia un senso, e nessun indicatore sia lì “tanto per”. Decisioni più rapide, riunioni più efficaci Un’altra cosa che spesso si sottovaluta è il valore per il team.Quando le dashboard sono chiare e accessibili a tutti, le riunioni diventano più rapide e focalizzate.Non si discute più “a sensazione”, ma si parte dai numeri. Che poi è il modo più semplice per allinearsi, e soprattutto… per evitare errori costosi. Una dashboard efficace = più ROI A proposito di costi: implementare una dashboard CRM non è un costo, ma un investimento.Può aiutarti a reagire in tempo, a ottimizzare i canali che funzionano, a ridurre sprechi e inefficienze.Vuoi provarlo su numeri reali? Dai un’occhiata a questo 👉 calcolatore ROI CRMOppure, se lavori con Salesforce: calcolatore specifico per Salesforce E se stai ancora cercando di capire se tutto questo fa per te, forse ti aiuta leggere: CRM: guida per principianti Quanto costa un CRM Manager? In sintesi (senza troppi giri di parole) Una dashboard CRM ben fatta ti permette di: leggere i dati più importanti senza perderti nei dettagli prendere decisioni rapide e informate condividere insight chiari con il team migliorare l’efficacia delle tue campagne E no, non serve essere un’azienda da 100 dipendenti.Anzi, se sei una piccola impresa, una dashboard può fare davvero la differenza tra il “ci stiamo provando” e il “sta funzionando”. Ti interessa approfondire?Ti consiglio questi due articoli:👉 Strategie CRM per la crescita aziendale👉 CRM per il marketing digitale E se ti serve supporto per implementare tutto questo in modo concreto, puoi sempre dare un’occhiata ai servizi CRM su misura o scrivermi direttamente dalla pagina contatti.

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Lead routing nel CRM: assegnare lead con intelligenza

Ecco, il lead routing nel CRM – cioè quel sistema che assegna automaticamente i lead alla persona giusta del team – è proprio quella differenza che separa un “ok, ci arrangiamo” da un “wow, questa opportunità l’abbiamo colta davvero”. Non è solo questione di far andare tutto più veloce, ma di far sentire ogni potenziale cliente seguito, capito. Quante volte ti è capitato di essere passato da un commerciale all’altro senza che nessuno sapesse chi eri? Ecco, il lead routing evita proprio questo: mette il prospect nelle mani di chi può davvero aiutarlo. Perché è così importante assegnare i lead in automatico? Facciamo un esempio semplice. Arrivano dieci nuovi contatti in un’ora. Senza un sistema chiaro, rischi che qualcuno rimanga “appeso” o che i lead girino in tondo senza una direzione precisa. Alla fine, il rischio è perdere clienti prima ancora di iniziare. Con il lead routing, il CRM “legge” chi sei, cosa ti serve e ti mette direttamente in contatto con la persona più preparata, o quella che si occupa del tuo territorio, o semplicemente con chi ha più tempo per seguirti subito. Io stesso ho visto aziende trasformarsi solo migliorando questo processo: meno confusione, più velocità, più vendite. Se vuoi capire meglio come funziona un CRM e perché è utile davvero, ti consiglio questa guida completa al CRM. Come far entrare il lead routing nel lavoro di tutti i giorni senza stress So cosa stai pensando: “Ancora una cosa nuova da imparare, altro sistema che complica”. È normale, ma in realtà succede il contrario. Quando il lead routing funziona davvero, i venditori non devono più perdere tempo a smistare i contatti, ma possono concentrarsi su ciò che sanno fare meglio: costruire relazioni e chiudere trattative. La parte importante è che tutti capiscano perché e come arriva un lead a loro. Sapere questo fa la differenza: aumenta la motivazione, migliora l’efficacia. Se vuoi costruire una strategia CRM che funzioni davvero, qui trovi un approfondimento sulla strategia del CRM. Lead routing: una tecnologia che valorizza il lato umano Il lead routing è uno strumento che fa emergere proprio quel tocco umano che serve per non perdere mai di vista le persone dietro i dati. È un passaggio essenziale per chiunque voglia crescere con intelligenza e rispetto verso i clienti. Se stai pensando a come partire con un CRM senza complicarti la vita, questa guida passo passo CRM può essere il tuo primo passo. Alla fine, prendersi cura dei lead significa prendersi cura del futuro della tua azienda. Non lasciare che si perdano per strada o si sentano solo un numero. Il lead routing, fatto bene, è una vera mano amica per la crescita.

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Come Riattivare Lead Freddi con il CRM in 6 Mosse

Succede a tutti: ci sono lead che sembravano interessati, avevano interagito, magari chiesto informazioni… e poi silenzio.Settimane, a volte mesi, senza più una risposta. E lì partono i dubbi: avranno scelto un altro fornitore? Non era il momento giusto? Hanno cambiato idea? In realtà, la cosa più comune è che non era il momento, o che non abbiamo detto la cosa giusta nel modo giusto. E no, non serve inseguirli o sommergerli di email.Con un CRM ben organizzato (e un po’ di buon senso), si possono riattivare in modo naturale. E spesso sono proprio questi i contatti che portano le vendite migliori. Perché i lead si raffreddano? (E perché non andrebbero mai ignorati) Non è per forza colpa tua. Anzi, a volte non c’entra proprio niente. Magari era solo una fase esplorativa. Oppure erano interessati, ma poi è cambiata una priorità interna, è saltato un budget, è andato via il referente. Capita. Spesso. Il punto è che lasciarli lì nel CRM senza fare nulla è un’occasione persa.Perché, se ci pensi, sono persone che già ti conoscono. Qualcosa li aveva incuriositi. Ripartire da lì è molto più facile che fare lead generation da zero. E soprattutto, se il tuo CRM è ben strutturato (ne ho parlato qui), puoi usare le informazioni che hai raccolto per tornare in contatto nel modo giusto. Come riattivarli in modo intelligente (e rispettoso) La tentazione di fare invii massivi è forte.“Magari qualcuno risponde” – sì, ma magari ti segnalano come spam. Serve invece un approccio più mirato, umano, personalizzato.Ti lascio qualche spunto pratico, che uso spesso anche nei miei progetti. 1. Fai una pulizia, ma non buttare tutto Prima cosa: segmenta.Non tutti i lead freddi sono uguali. C’è chi non apre le email da un anno, e chi magari ha cliccato su un link due settimane fa. Diversi comportamenti, diverse azioni. Con un CRM decente (anche uno low-cost fatto bene), puoi creare gruppi con un minimo di senso. 2. Contenuti utili, non solo “promo” Evita il classico “offerta riservata per te” se non ti hanno mai chiesto un’offerta.Prova invece con qualcosa che possa essere davvero utile: una guida aggiornata un webinar pratico una storia di un cliente simile Per dire: se avevano mostrato interesse per automazioni, puoi inviare un contenuto come questa guida a Salesforce Flow. 3. Scrivi come se stessi parlando davvero a quella persona Cioè: niente frasi tipo “Gentile contatto, abbiamo pensato a lei per questa promozione esclusiva”.Meglio: “Ciao Marco, avevamo parlato di X tempo fa. Ti va di aggiornarci? Nel frattempo abbiamo fatto [questa cosa] che potrebbe interessarti.” Semplice, chiaro, umano. E funziona molto più spesso di quanto immagini. 4. Automazioni sì, ma leggere Un flusso automatico può aiutarti a gestire volumi, ma serve attenzione.La cosa importante è non esagerare. Imposta 2 o 3 touchpoint: magari una prima email, poi un reminder se non aprono, e infine una domanda aperta.Non servono 8 messaggi in 10 giorni. Davvero. 5. Fai domande, non solo proposte Spesso basta chiedere. “È cambiato qualcosa nel tuo progetto?”“Hai trovato un’altra soluzione? Ci piacerebbe capire se possiamo essere ancora utili.” Può sembrare banale, ma aprire un dialogo – invece che mandare l’ennesima promo – è molto più efficace. 6. Un’offerta? Sì, ma che abbia senso A volte un incentivo aiuta. Ma solo se arriva nel momento giusto e con un messaggio coerente.Per esempio: “Abbiamo riaperto le sessioni gratuite di consulenza. Se sei ancora curioso su X, possiamo farci una chiacchierata.” Più personale di un “-20% solo per oggi”, no? Il CRM ti aiuta… se lo usi davvero Un CRM non è (solo) un database.È uno strumento vivo, che ti aiuta a capire chi hai davanti.Ma non basta “averlo”, bisogna saperlo leggere. Serve combinare dati, osservazione e buon senso. Non tutto si automatizza. A volte è una questione di tempismo, a volte di tono. Ma senza un sistema che tiene traccia di tutto, è difficile capire da dove ripartire. Se ti interessa approfondire questo tema, ti consiglio di leggere questa guida. In breve (senza troppi giri di parole) I lead freddi non sono persi, solo inattivi. Il CRM può aiutarti a riattivarli con metodo. Servono contenuti mirati, comunicazione umana, automazioni leggere. Non inseguire: ascolta, osserva, riparti con calma. Vuoi capire se il tuo CRM sta lavorando davvero bene? Prova questo calcolatore ROI per vedere se il sistema che usi oggi ti sta facendo recuperare (o perdere) opportunità. Oppure dai un’occhiata a questa guida step by step per migliorare il tuo setup in autonomia. Se invece vuoi parlarne direttamente, scrivimi qui → Contatti.

recensione del libro crm at the speed of light
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CRM at the Speed of Light: Come Applicare i Principi di Greenberg nel 2025

Nel panorama sovraffollato dei libri sul CRM, “CRM at the Speed of Light: Essential Customer Strategies for the 21st Century” di Paul Greenberg spicca come un faro di saggezza strategica. Non è il solito manuale tecnico che ti spiega come configurare un software, ma una rivoluzione concettuale che ha anticipato di anni l’evoluzione del rapporto azienda-cliente. Ma cosa rende questo libro ancora rilevante nel 2025? E soprattutto, come puoi applicare concretamente i suoi principi nella tua azienda? Chi è Paul Greenberg e Perché il Suo Libro Conta Ancora Oggi L’Evoluzione del Pensiero CRM: Da Strumento a Filosofia Paul Greenberg non è solo un teorico del CRM, ma un visionario che ha compreso prima di molti altri una verità fondamentale: il CRM non è tecnologia, è cultura aziendale. Quando nel 2009 ha pubblicato la quarta edizione del suo libro, la maggior parte delle aziende vedeva ancora il CRM come un software per gestire contatti e vendite. Greenberg ha avuto il coraggio di dire: “State sbagliando tutto.” La sua intuizione rivoluzionaria: Il successo aziendale non dipende dall’efficienza dei processi interni, ma dalla capacità di creare relazioni autentiche e collaborative con i clienti. Questa visione, che allora sembrava utopica, oggi è diventata la norma. Le aziende che non hanno abbracciato questo cambio di paradigma sono rimaste indietro. Perché È Ancora Attuale nel 2025 In un’epoca di intelligenza artificiale e automazione spinta, i principi di Greenberg sono più rilevanti che mai: Umanizzazione della tecnologia: L’AI deve servire le relazioni, non sostituirle Trasparenza e autenticità: I clienti pretendono onestà e coerenza Collaborazione attiva: Il cliente non è più un target, ma un partner Ascolto sistemico: Social listening e feedback continuo sono essenziali I 7 Principi Fondamentali del Social CRM di Greenberg 1. Il CRM è una Strategia, Non un Software Il concetto: Prima di scegliere qualsiasi strumento, devi ridefinire la tua filosofia aziendale mettendo il cliente al centro di ogni decisione. Applicazione pratica: Rivedi la mission aziendale in ottica customer-centric Allinea tutti i dipartimenti agli obiettivi di customer experience Misura il successo attraverso metriche centrate sul cliente (NPS, CSAT, CLV) 2. Da “Inside-Out” a “Outside-In”: Il Cambio di Paradigma Il concetto: Non conta più solo l’efficienza interna. Devi partire dai bisogni del cliente e adattare i tuoi processi di conseguenza. Prima (Inside-Out): “Abbiamo questo prodotto, come lo vendiamo meglio?” Dopo (Outside-In): “Il cliente ha questo problema, come possiamo risolverlo?” Implementazione concreta: Mappa il customer journey dal punto di vista del cliente Identifica i pain point in ogni touchpoint Riprogetta i processi eliminando gli attriti per il cliente 3. Collaborazione e Conversazione: Il Cliente Come Partner Greenberg ha anticipato di anni l’importanza del dialogo bidirezionale con i clienti. Strategia di implementazione: Crea community dove i clienti possono interagire tra loro Implementa feedback loop sistematici Coinvolgi i clienti nella co-creazione di prodotti/servizi Trasforma i reclami in opportunità di miglioramento 4. L’Importanza delle Basi Operative Nonostante l’enfasi sul sociale, Greenberg non dimentica che automazione delle vendite, gestione del marketing e customer service restano pilastri indispensabili. Il equilibrio giusto: 70% focus sulla relazione e esperienza 30% ottimizzazione dei processi operativi 5. Nuove Metriche di Valore Oltre la soddisfazione tradizionale: Customer Lifetime Value (CLV): Quanto vale un cliente nel tempo Net Promoter Score (NPS): Propensione alla raccomandazione Customer Effort Score (CES): Facilità di interazione Social Influence Score: Capacità di influenza sui social 6. CRM Verticale e Contestuale Principio chiave: Non esiste un CRM universale. Ogni settore ha esigenze specifiche che vanno rispettate. Settori con esigenze particolari: B2B complesso: Cicli lunghi, multiple decisori Sanità: Compliance e privacy rigorosi Finanza: Regolamentazioni stringenti Retail: Volume alto, personalizzazione di massa 7. Gestione del Cambiamento Come Priorità La verità scomoda: Il 70% dei progetti CRM fallisce per resistenza interna, non per problemi tecnici. Strategia di change management: Coinvolgi i dipendenti nella progettazione Comunica chiaramente i benefici per tutti Forma intensivamente i team Celebra i primi successi Come Implementare il Social CRM: Guida Step-by-Step Fase 1: Audit della Strategia CRM Attuale Domande diagnostiche essenziali: Cultura Aziendale: I dipendenti vedono il CRM come aiuto o ostacolo? Quanto tempo dedicano alle attività di relazione vs amministrative? Esistono silos tra dipartimenti? Processi Attuali: Il customer journey è mappato dal punto di vista del cliente? Quanto tempo serve per risolvere un problema cliente? I feedback vengono raccolti e utilizzati sistematicamente? Tecnologia: Gli strumenti attuali supportano la collaborazione? I dati sono accessibili a tutti i team che servono il cliente? Esiste integrazione tra canali online e offline? Fase 2: Integrazione dei Canali Sociali L’implementazione di un CRM multicanale è fondamentale per realizzare la visione di Greenberg di un CRM veramente sociale e integrato. Canali da Integrare: Social Media: Monitoring delle menzioni brand Gestione delle conversazioni su Facebook, Instagram, LinkedIn Social listening per identificare trend e sentiment Comunicazione Diretta: Chat live sul sito web WhatsApp Business per supporto rapido Email personalizzate basate sul comportamento Touchpoint Fisici: Integrazione POS con profilo cliente digitale Eventi e fiere collegati al CRM Servizio clienti telefonico con storico completo Fase 3: Trasformazione Culturale e Change Management Roadmap di Trasformazione (12 mesi): Mesi 1-3: Sensibilizzazione Workshop sui principi del Social CRM Definizione della nuova customer vision Identificazione degli ambassador interni Mesi 4-6: Pilot Project Implementazione su un segmento ristretto Raccolta feedback e ottimizzazioni Documentazione best practices Mesi 7-9: Rollout Graduale Estensione a tutti i dipartimenti Training intensivo dei team Implementazione sistema di incentivi Mesi 10-12: Ottimizzazione Analisi risultati e ROI Fine-tuning dei processi Pianificazione sviluppi futuri Dal Libro alla Pratica: Casi di Studio e Applicazioni Reali Caso Studio 1: Trasformazione Retail Situazione iniziale: Catena di negozi con CRM focalizzato solo su transazioni e sconti. Applicazione principi Greenberg: Creazione community clienti per condivisione outfit Personal shopper virtuale via chat Programma fedeltà basato su engagement, non solo acquisti Risultati dopo 18 mesi: +35% customer retention +28% valore medio scontrino +60% interazioni sui social Caso Studio 2: Azienda B2B Manifatturiera Situazione iniziale: Relazioni clienti gestite principalmente via email e telefono. Trasformazione Social CRM: Portal clienti per tracking ordini e supporto Webinar mensili con best practices del settore Co-creation lab per sviluppo nuovi prodotti Risultati dopo 24 mesi: +42% customer satisfaction -30% tempi di risoluzione problemi +25% revenue per cliente esistente Le strategie

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CRM multicanale: integra email, SMS e social con efficacia

Quante volte ti capita di ricevere una mail da un’azienda, poi un SMS due giorni dopo, poi magari un messaggio su Instagram… tutti uguali, tutti scollegati? Succede spesso, no? E sai perché? Perché dietro non c’è un vero sistema.C’è un copia-incolla tra canali. C’è urgenza, ma non relazione. Ecco, il CRM multicanale serve esattamente ad evitare questo. Non è una questione di tecnologia. È una questione di attenzione Quando parliamo di “CRM multicanale”, in realtà parliamo di un modo più intelligente di comunicare.Un sistema che tiene insieme email, SMS, social, messaggi — tutto. Ma in modo coordinato, e soprattutto pensato. Il punto non è fare di più. Il punto è fare meglio. 📌 Se non sai da dove iniziare, dai un’occhiata a questa guida semplice al CRM. Cosa fa, in concreto, un CRM multicanale? Immagina di avere un cliente che ha appena acquistato qualcosa da te. Il giorno dopo riceve un’email con consigli su come usare quel prodotto. Dopo 3 giorni, un SMS breve con uno sconto per qualcosa di correlato. La settimana dopo, un post su Instagram che parla di esperienze simili alla sua. Sembra poco, ma in realtà è tanto.Perché dietro c’è un’idea semplice: essere presenti nei momenti giusti, con messaggi giusti. Non stai comunicando per vendere a tutti i costi.Stai parlando con una persona. E questo fa tutta la differenza. Quindi… quali sono i benefici reali? Beh, innanzitutto: le persone rispondono meglio.Aprono di più. Cliccano di più. Comprano anche di più, ma non solo. Si ricordano di te. Ti percepiscono più vicino, meno “robotico”. E poi: Non sprechi messaggi a caso Sai chi risponde a cosa, e come Personalizzi sul serio (non con un “Ciao {{FirstName}}”) 📌 Ti interessa personalizzare meglio? Leggi questa guida sulla segmentazione con il CRM. Ma come si integra tutto senza fare casino? Bella domanda. Perché qui non si tratta solo di “aggiungere strumenti”.Si tratta di avere una visione chiara. E costruire un percorso per chi ti segue. Qualche spunto utile: Le email funzionano bene per raccontare, spiegare, costruire fiducia Gli SMS sono perfetti per urgenze, promozioni lampo, reminder I social servono a creare connessione, coinvolgere, far sentire parte di qualcosa Usarli tutti non vuol dire usarli sempre.Vuol dire capire quando conviene uno e quando l’altro. 📌 Se ti serve uno strumento semplice per iniziare: Ecco come creare un CRM low cost ma efficace Un esempio che potresti vivere anche tu Metti che tu abbia un piccolo brand di cosmetici naturali. Un cliente compra una crema viso. Il giorno dopo, riceve un’email con consigli di utilizzo. Poi, un SMS con uno sconto su un siero compatibile. Infine, una storia Instagram con feedback reali di chi ha usato entrambi. Tutto si tiene. Niente è invadente.E chi è dall’altra parte ha l’impressione — vera — di essere seguito con attenzione. 📌 Vuoi rendere la tua pipeline più fluida? Leggi come renderla prevedibile e scalabile con il CRM Attenzione: usare troppi canali senza una logica è pericoloso Sì, perché è facile strafare. Troppo facile. Se usi tutto, ma senza una direzione, ottieni solo: messaggi ripetuti utenti infastiditi risultati peggiori, non migliori Serve invece ascolto, pulizia, pazienza.Un CRM multicanale non serve a parlare più. Serve a parlare meglio. 📌 Qui ti spiego anche come il CRM può aiutarti a ridurre i costi e aumentare la redditività In conclusione: meno confusione, più relazione Integrare email, SMS e social in un unico flusso non è (solo) una scelta tecnica.È una decisione strategica, quasi culturale. Vuol dire mettere la relazione al centro, prima della promozione.Vuol dire costruire fiducia, un messaggio alla volta. E soprattutto: vuol dire riconoscere che, prima di vendere, bisogna capire.Capire chi hai davanti. Cosa vuole. Quando è il momento giusto per parlargli. Se riesci a fare questo, le vendite arrivano. Ma arrivano anche clienti che restano. Risorse che ti consiglio Come scegliere il CRM giusto CRM per piccole imprese: guida pratica Strategie di fidelizzazione clienti con il CRM Hai un progetto in mente e non sai come partire? 👉 Scrivimi qui oppure dai un’occhiata ai miei servizi di consulenza CRM

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