In 30 secondi
- Il mutual action plan è un documento condiviso tra chi vende e chi compra: elenca i passi fino alla firma, chi fa cosa e entro quando.
- Si scrive insieme al cliente, partendo dalla data in cui lui vuole avere il risultato e tornando indietro.
- Serve nelle trattative con più persone che decidono: legale, acquisti, IT, direzione. Per una vendita semplice è un peso inutile.
- Ogni passo ha un nome e una data. Un passo senza responsabile dal lato del cliente è il primo punto dove la trattativa si ferma.
Indice dell'articolo
Il mutual action plan (in italiano piano d’azione condiviso, spesso abbreviato in MAP) è un documento che chi vende e chi compra scrivono insieme durante una trattativa. Elenca i passi che servono per arrivare alla firma e poi all’avvio del progetto, con chi se ne occupa e la data entro cui va fatto. Lo si usa nelle vendite B2B lunghe, quando a decidere sono più persone e il rischio vero non è un “no”, ma una trattativa che si ferma senza che nessuno se ne accorga.
In questa guida trovi cosa mettere in un mutual action plan, come scriverlo con il cliente senza che sembri un compito per casa, quando non serve e un modello da copiare. In fondo ci sono gli errori più comuni e le domande frequenti.
Cos’è un mutual action plan
È un piano di lavoro che il venditore prepara e il cliente approva, diverso dalla proposta commerciale e dal calendario interno del venditore. La guida di Salesforce lo descrive come un documento condiviso che fissa le aspettative in ogni fase del ciclo di vendita e che lavora a ritroso dal risultato voluto: cosa deve succedere, quando e chi ne è responsabile (guida di Salesforce al mutual action plan).
Lo trovi anche con altri nomi: mutual close plan, mutual success plan, joint execution plan, close plan. La sostanza non cambia.
Rispetto a una normale lista di attività nel CRM, il cliente lo vede e lo approva. Quando una data salta, lo sa anche lui, e il ritardo non è più un’impressione del venditore ma un fatto scritto.
A cosa serve nelle trattative B2B
Nelle vendite complesse la trattativa raramente muore con un rifiuto. Muore perché il legale non ha ricevuto il contratto, perché l’IT non sapeva di dover fare una verifica di sicurezza, perché il direttore che firma è entrato nel discorso alla fine e ha chiesto di ricominciare. Il mutual action plan serve a far emergere questi passaggi prima, quando c’è ancora tempo per gestirli.
In pratica fa tre cose:
- Mostra il processo d’acquisto del cliente. Tu conosci il tuo modo di vendere, ma spesso non conosci il suo modo di comprare. Un venditore di Outreach racconta di aver capito il problema quando un cliente, a contratto firmato, gli ha mostrato il proprio processo interno d’acquisto: i due processi esistevano, ma nessuno li aveva mai messi sullo stesso foglio (Outreach sui mutual action plan).
- Rende la pipeline di vendita più affidabile. Una trattativa con un piano aggiornato e le date rispettate vale di più di una trattativa con un “ci risentiamo dopo le ferie”. Un criterio pratico per spostare una trattativa in negoziazione è proprio questo: un piano scritto con la data di firma, accettato dal cliente.
- Accorcia il ciclo. La lunghezza del ciclo è una delle quattro leve della sales velocity: togliere le settimane perse tra un passo e l’altro fa fatturare prima con le stesse trattative.
Cosa contiene un mutual action plan
Un buon modello sta in una pagina, con cinque blocchi:
- Il risultato e la data. Cosa vuole ottenere il cliente e per quando. Non “comprare il software”, ma “avere le richieste dal sito assegnate ai commerciali entro marzo”.
- Le persone. Chi decide, chi firma, chi usa, chi può bloccare: acquisti, legale, IT. Con nome e ruolo, dal lato del cliente e dal tuo.
- I passi. Ogni attività fino all’avvio: discovery, demo, prova, business case, verifica legale, firma, kickoff.
- Responsabile e data per ogni passo. Uno solo per riga. “Il team” non è un responsabile.
- Lo stato. Fatto, in corso, in ritardo. Si aggiorna dopo ogni incontro.
Come scrivere un mutual action plan, passo per passo
Mutual action plan
- Risultatocosa vuole il cliente e per quale data
- Personechi decide, chi firma, chi può bloccare
- Passi a ritrosodalla data del risultato fino a oggi
- Un nome per rigaun responsabile e una data per ogni passo
- Condivisioneil cliente lo vede, lo corregge, lo approva
- Aggiornamentodopo ogni incontro, con le date vere
- Proponilo dopo la discovery, non prima. Ti serve sapere qual è il problema, quanto costa al cliente e chi decide. Se lo proponi alla prima call sembra una forzatura; se lo proponi quando il cliente ha già detto “ci interessa”, sembra un aiuto.
- Chiedi la data del risultato. Una domanda che funziona: “Per quando vi serve che questo funzioni, e cosa succede se slitta?”. La risposta ti dà la scadenza e il motivo per rispettarla.
- Scrivi i passi a ritroso. Dalla data del risultato togli il tempo di avvio, poi la firma, poi la verifica legale e acquisti. Spesso scopri che per arrivare a marzo bisogna firmare a gennaio, e il cliente lo scopre con te.
- Chiedi chi altro deve dire sì. È la domanda che fa emergere il legale, l’IT e il direttore finanziario prima che arrivino a sorpresa.
- Mandalo come bozza da correggere. Un documento condiviso, un foglio o una pagina, con scritto in testa “è una bozza, correggetela”.
- Riprendilo a ogni incontro. Si apre il piano, si guarda cosa è fatto e cosa è in ritardo. Il passo successivo diventa un follow up con una data nel CRM, non un promemoria nella testa di qualcuno.
Con un foglio, un documento o il CRM
Non serve un software dedicato. Si può partire da una tabella in un documento condiviso, che il cliente apre senza account. Nel CRM conviene tenere la data di firma prevista e il link al piano sulla trattativa, così chi guarda la pipeline vede subito se il piano esiste. Gli strumenti di vendita più grandi hanno funzioni apposta per i mutual action plan: hanno senso quando i piani sono decine al mese, non per le prime trattative.
Il caso reale: il piano come primo regalo al cliente
Le trattative più grandi in cui ho lavorato le ho viste in Salesforce, come solution engineer. Lì il percorso era sempre lo stesso: account planning, discovery, business case, demo e mutual action plan. Il piano era l’ultimo pezzo e quello che teneva insieme gli altri: senza, la demo migliore restava senza una data di firma.
Di recente l’ho usato in un modo diverso. Stavo riscrivendo una sequenza di email a freddo verso system integrator che vendono progetti a clienti grandi. La prima email chiede chi segue, nelle loro trattative più grosse, le fasi di account planning, discovery, business case, demo e mutual action plan. La seconda, cinque giorni dopo, non chiede niente: offre il modello di mutual action plan che uso, una pagina con passi, responsabili e date condivise con il cliente fino alla firma, da usare nella prossima opportunità anche senza di me.
L’ho scelto perché è il materiale più utile da solo che ho: chi lo prova capisce come lavoro senza una call. Le risposte a questa sequenza non ci sono ancora: quando arriveranno aggiornerò questa sezione con i numeri.
Tabella di sintesi
| Domanda | Risposta breve |
|---|---|
| Cos'è | Un piano condiviso tra fornitore e cliente con i passi fino alla firma e all'avvio |
| Quando proporlo | Dopo la discovery, quando il cliente ha confermato l'interesse |
| Chi lo scrive | Il venditore prepara la bozza, il cliente la corregge e la approva |
| Cosa contiene | Risultato e data, persone, passi, responsabile e data per ogni passo, stato |
| Dove tenerlo | Un documento condiviso, collegato alla trattativa nel CRM |
| Quando non serve | Vendite semplici, con una sola persona che decide e un ciclo di pochi giorni |
Trucchi che sanno in pochi
- Metti nel piano anche i passi dopo la firma. Kickoff, prime settimane, primo risultato misurabile. Il cliente compra il risultato, non il contratto, e vederlo scritto lo aiuta a difendere la scelta in casa.
- Usa le parole del cliente. Se loro dicono "comitato investimenti", nel piano scrivi così, non "approvazione budget".
- Segna chi può bloccare. Una colonna in più con la persona che può dire no a quel passo. È lì che vanno spesi gli incontri.
- Proponi una data di firma, non chiederla. "Se il legale vede il contratto entro il 10, firmiamo il 20: vi torna?" funziona meglio di "quando pensate di firmare?".
- Se il cliente non vuole condividere date, prendine nota. Spesso vuol dire che la decisione non è ancora sua.
Errori da evitare
- Scriverlo da soli e mandarlo come fatto. Un piano che il cliente non ha corretto è un tuo cronoprogramma, non un piano condiviso.
- Usarlo in ogni vendita. Per un acquisto da poche centinaia di euro con una persona sola che decide, è burocrazia.
- Lasciare passi senza responsabile dal lato del cliente. Sono quelli che si fermano per primi.
- Non aggiornarlo. Un piano con le date di due mesi fa è peggio di nessun piano, perché tutti sanno che è falso.
- Trattarlo come una pressione per chiudere. Il piano serve al cliente per comprare bene. Se lo usi solo per spingere la firma, il cliente lo capisce e smette di aprirlo.
Domande frequenti
Cosa vuol dire mutual action plan?
Vuol dire piano d’azione condiviso: un documento in cui fornitore e cliente elencano insieme i passi per arrivare a una decisione d’acquisto e all’avvio del progetto, con un responsabile e una data per ciascuno.
Che differenza c’è tra mutual action plan e proposta commerciale?
La proposta dice cosa offri e a che prezzo. Il mutual action plan dice come si arriva alla decisione: chi deve vedere cosa, entro quando, e cosa succede dopo la firma. Di solito la proposta è uno dei passi del piano.
Quando si propone un mutual action plan al cliente?
Dopo la discovery, quando conosci il problema, chi decide e il cliente ha confermato l’interesse. Prima rischia di sembrare una forzatura.
Esiste un template di mutual action plan?
Sì, ma il formato conta poco: basta una tabella con risultato e data, persone, passi, responsabile, data e stato. L’importante è che il cliente lo possa aprire e correggere senza account.
Il mutual action plan si gestisce nel CRM?
Il piano di solito vive in un documento condiviso con il cliente. Nel CRM conviene tenere la data di firma prevista, il link al piano e il prossimo passo come attività con una data, così la pipeline riflette quello che il cliente ha approvato.
Vuoi trattative che non si fermano a metà?
Il mutual action plan funziona solo se la discovery è fatta bene: qui sotto trovi le domande che uso nelle prime call per capire problema, impatto e chi decide. Per vedere come si traduce tutto questo nelle fasi della pipeline vendite e nei follow up ai clienti, parti da lì. Se invece vuoi che controlli come il tuo CRM segue oggi le trattative lunghe, c’è la Diagnosi CRM.
Vuoi applicarlo alla tua azienda? Nella Diagnosi CRM seguiamo una tua trattativa vera dal primo contatto al contratto e ti mostro dove si perdono clienti.
Scopri la Diagnosi CRM